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Car* Psicologi sta succedendo qualcosa di grosso.

  • Immagine del redattore: Alessandro Lombardo
    Alessandro Lombardo
  • 21 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

Unobravo si allarga. Dopo Milano, ora offre sedute in presenza anche a Roma, dentro spazi come i coworking WAO, a 77€ a seduta.

L'obiettivo di espansione è chiaro: occupare anche lo spazio delle richieste di terapia in presenza.

La rete conta oltre 9.000 psicologi e più di 400.000 persone seguite dal suo avvio. Il modello degli invii, che fino a ieri riguardava solo l'online, sta per arrivare negli studi fisici di ogni città.

Cari Colleghi, abbiamo un problema.


Comodo all'inizio, un'altra cosa nei fatti

Ricevere pazienti da una piattaforma è comodo. Non devi costruire un canale di acquisizione, non devi aspettare il passaparola, non devi occuparti di marketing. Ti arriva un invio e inizi a lavorare.

Nei fatti, però, quell'invio ha un prezzo che non si vede subito. Unobravo trattiene una parte della tariffa, decide i criteri di assegnazione, stabilisce lo standard del servizio, controlla l'app attraverso cui passa la relazione con il paziente. Lo psicologo mette il tempo clinico. La piattaforma tiene in mano tutto il resto.


Qualche settimana fa raccontavo la storia di una collega che dopo essersi mossa insieme ad altri colleghi e ad un sindacato per richiedere un aggiornamento delle tariffe in conseguenza del prossimo aumento dell'integrativo Enpap dal 2 al 4%, non solo non ha ricevuto nessuna risposta, ma non ha più avuto assegnazioni di nuovi pazienti dall piattaforma (in questo caso la piattaforma era Serenis).


Il paradosso: dipendenti senza esserlo

Il tassista che lavora con una piattaforma di ride sharing resta formalmente autonomo, ma la sua autonomia reale si riduce all'osso: non sceglie le corse, non decide il prezzo, non costruisce una relazione diretta con il cliente. La piattaforma sta in mezzo, e nel tempo diventa l'unico punto di accesso al mercato.

Con l'espansione in presenza, Unobravo sta replicando esattamente questo schema per la psicologia. Lo psicologo che lavora sugli invii resta libero professionista sulla carta. Nei fatti, dipende da un algoritmo di assegnazione che non controlla, da una tariffa che non negozia, da uno spazio fisico che non è il suo studio. Senza essere dipendente, perde la parte di autonomia che più conta: decidere a chi rivolgersi, come farsi conoscere, quanto vale il proprio lavoro.

Per Unobravo è un'ottima notizia. Una posizione di dominanza su migliaia di singoli professionisti, ciascuno negoziando da solo, ciascuno sostituibile, con un clic, o anche senza.


Non è una colpa, è un livello diverso del problema

Troverete sempre colleghe e colleghi disposti a lavorare così, e va bene. Chi sceglie di collaborare con una piattaforma fa una scelta legittima, spesso sensata per la propria fase professionale. Non è questo il tema di questo articolo.

Il tema riguarda la professione nel suo insieme, non le scelte individuali. Quando una piattaforma diventa il canale principale attraverso cui si accede al mercato in un numero crescente di città, il potere contrattuale della categoria si sposta. Non conta più solo cosa decide il singolo psicologo per sé. Conta cosa diventa la professione quando l'infrastruttura di accesso ai pazienti è nelle mani di un'unica azienda.


Cosa resta della nostra autonomia

Gli invii oggi. La rete di riferimento domani. Lo standard clinico dopodomani, se la piattaforma inizia a dettare protocolli, tempi, criteri di valutazione.

Chi lavora in proprio, costruendo la propria rete di pazienti fuori da questi circuiti, sta facendo qualcosa che vale la pena riconoscere: non è più "comodo", ma resta suo.

Mi chiedo quanti Colleghi, tra cinque anni, si troveranno a chiedersi dove sia finita l'autonomia che pensavano di aver conservato.


Cosa ne pensate?

Per qualsiasi riflessione o altro, mi puoi scrivere a questo indirizzo: info@alessandrolombardo.it

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