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Psicoterapia e rischio suicidario: anche quella indiretta funziona

  • Immagine del redattore: Alessandro Lombardo
    Alessandro Lombardo
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Il rischio suicidario è uno dei motivi per cui molti di noi perdono il sonno. C'è il paziente che non lo nomina mai, quello che lo minimizza, e quello che lo dice troppo facilmente.

Uno dei dilemmi tecnici che ritorna in supervisione è questo: devo trattare il suicidio direttamente nella psicoterapia, o mi basta lavorare sulla depressione, sul trauma, sulla solitudine?

Una meta-analisi appena pubblicata su JAMA Psychiatry (van Ballegooijen et al., 2025) prova a rispondere con i numeri. E la risposta non è quella che mi aspettavo.

Psicoterapia diretta e indiretta: cosa cambia davvero

La distinzione sembra ovvia, ma non lo è.

Una terapia diretta — come la DBT, la CAMS o la CBT-S — punta esplicitamente all'ideazione suicidaria come bersaglio primario. Una terapia indiretta — la CBT per la depressione, il trattamento del PTSD, la terapia di coppia — non nomina quasi mai il suicidio come obiettivo, ma lavora sul substrato psicopatologico da cui quel rischio emerge.

Van Ballegooijen e colleghi hanno analizzato 147 RCT per un totale di 11.001 partecipanti. È la meta-analisi più ampia mai condotta su questo confronto specifico.

Il dato che cambia le prospettive

Entrambi gli approcci riducono l'ideazione suicidaria in modo significativo.

La terapia diretta mostra un effetto g = -0.39; quella indiretta g = -0.30. La differenza esiste, ma è piccola.

Più sorprendente ancora il dato sui tentativi di suicidio: terapia diretta RR = 0.72, terapia indiretta RR = 0.68. La terapia indiretta è, su questo esito, lievemente più efficace.

Tradotto: non è necessario che il trattamento si chiami "terapia per il suicidio" per ridurre concretamente il rischio di un tentativo.

Quanti pazienti a rischio arrivano da noi senza mai nominare il suicidio come problema principale? Quanti arrivano per l'insonnia, per l'ansia, per una separazione — e portano quel rischio come rumore di fondo?

Ho scritto qualcosa su un meccanismo simile a proposito di come il contagio suicidario funziona tra adolescenti: il rischio non si annuncia sempre in modo leggibile.

I limiti che vale la pena nominare

La maggioranza dei partecipanti inclusi ha livelli di rischio bassi o moderati al baseline. Gli studi su pazienti in crisi acuta o ad altissimo rischio sono sottorappresentati.

Non so se questo sia una debolezza o una descrizione fedele della realtà ambulatoriale. La maggior parte dei pazienti che vediamo non è in crisi acuta — è in quella zona grigia in cui il rischio c'è, ma non è dichiarato.

Ed è esattamente lì che questo studio ha più da dire.

Cosa significa per noi, nella pratica

  • Il rischio suicidario si tratta anche trattando altro. Un buon trattamento della depressione, della solitudine, del trauma — incluso un lavoro come quello che il predictive coding applica all'EMDR — riduce il rischio suicidario. Non come effetto collaterale: come effetto atteso e misurabile.

  • L'assenza di un contratto terapeutico esplicito sul suicidio non è assenza di trattamento. Questa ricerca aggiunge un dato clinico: non è nemmeno necessario trattare il suicidio come oggetto esplicito per ridurne il rischio.

  • La valutazione va fatta comunque. Questo studio non esime dall'anamnesi. Chiederla, nominarla, tenerla nel campo clinico anche senza farne il centro — è parte del lavoro, soprattutto nei casi silenziosi.

  • La relazione conta probabilmente più del protocollo scelto. Se diretta e indiretta producono effetti così simili, la variabile comune difficilmente è la tecnica. È più probabile che sia la relazione, la continuità, l'essere presenti in un modo che il paziente percepisce come affidabile.

Non basta — ma conta

C'è qualcosa di stranamente rassicurante in questo studio. Non nel senso che semplifica il lavoro — il rischio suicidario non si semplifica.

Ma nel senso che conferma che fare psicoterapia bene, qualunque cosa voglia dire, produce effetti che vanno oltre il bersaglio dichiarato.

Non basta. Ma conta.

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