NDE: quando la coscienza sembra non avere bisogno del cervello
- Alessandro Lombardo
- 2 giorni fa
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C'e una categoria di fenomeni che la psicologia accademica tende a trattare come un problema di classificazione: le esperienze premorte, o NDE (Near Death Experiences). Si tende a chiuderle in fretta — allucinazione da ipossia, attivita onirica residua, confabulazione retrospettiva — e a passare oltre. Ma i dati che si accumulano da decenni rendono questa chiusura sempre piu difficile da tenere.
L'intervista al dottor Francesco Sepioni pubblicata il 16 maggio scorso su Il Fatto Quotidiano ha riportato all'attenzione del grande pubblico un corpus di ricerca che merita attenzione clinica seria. Sepioni lavora al Dipartimento Emergenza e Urgenza dell'ASL 1 Umbria, ha raccolto oltre 300 testimonianze da pazienti rianimati dopo arresti cardiaci e traumi, ed e autore di Al confine dell'aldila. Quello che dice non e divulgazione entusiasta: e referto clinico.
Cosa riferiscono i pazienti (e la coerenza e il problema)
La domanda piu stringente che le NDE pongono non e 'esiste la vita dopo la morte'. E piu semplice e piu fastidiosa: perche persone che non si conoscono, in contesti clinici diversi, in paesi diversi, raccontano le stesse cose?
Dai dati di Sepioni su oltre 300 testimonianze emerge che il 95% riferisce un senso di pace e gioia mai provati prima, l'86% descrive una luce, il 54% una revisione degli eventi principali della propria vita, il 37% un'esperienza fuori dal corpo (OBE), il 32% un incontro con persone defunte — spesso con comunicazione descritta come telepatica — e il 30% la percezione di un ambiente che non appartiene alla realta ordinaria.
Questi elementi ricorrono con una coerenza che rende difficile liquidare il fenomeno come produzione soggettiva caotica. Non e la coerenza del sogno — dove la variabilita e totale. E la coerenza di un pattern.
Il problema del cervello spento
Qui sta il nodo che la neuroscienzacontemporanea non ha ancora sciolto.
Le persone che Sepioni descrive erano clinicamente decedute — in arresto cardiocircolatorio o in coma — e durante le procedure di rianimazione riferiscono di staccarsi dal proprio corpo, di raggiungere luoghi e persone, di provare stati di beatitudine. Il dato che disturba e che questi ricordi sono lucidi e, in alcuni casi, documentabili: avvengono in un momento in cui il cervello e clinicamente inattivo per mancanza di ossigeno e assenza di attivita cardiopolmonare.
Lo studio AWARE I (Parnia, 2014) e il successivo AWARE II (2023) hanno affrontato proprio questo nodo: esiste percezione verificabile durante l'incoscienza clinica? I risultati sono parziali, ma alcuni casi di percezione fuori dal corpo con elementi verificabili da terze parti resistono alle spiegazioni convenzionali. E in questo interstizio che si gioca la domanda vera.
La metafora che Sepioni usa nell'intervista — un pc che funziona con la spina staccata — e volutamente paradossale. Perche e esattamente cio che i dati sembrano suggerire, e per cui non abbiamo ancora un modello soddisfacente.
Perche la psicologia non puo stare fuori da questa conversazione
Le NDE non sono solo un problema per la neurologia o per la fisica quantistica. Sono un problema clinico concreto, per almeno due ragioni.
La prima riguarda il dopo. Le persone che tornano da un'esperienza premorte la vivono come una crisi esistenziale e un'esperienza di apprendimento radicale: non hanno piu paura della morte, il sistema di valori cambia, le priorita si ridistribuiscono. Chi li accompagna psicologicamente in questa transizione? Spesso nessuno, perche il medico di urgenza che li ha rianimati non ha ne il mandato ne il tempo, e lo psicologo che li incontra dopo non sa esattamente cosa ha davanti.
La seconda riguarda il come ne parliamo in seduta. Quando un paziente racconta di aver vissuto un'esperienza di questo tipo — in seguito a un arresto cardiaco, a un'overdose, a un trauma grave — la risposta clinica implicita fa gia una scelta teorica. Se il clinico la tratta come residuo allucinatorio, lo dice al paziente senza dirlo. Se la tratta come esperienza significativa che merita di essere integrata, dice qualcosa di diverso. Non e una scelta neutra.
La difficolta istituzionale (e lo scetticismo che costa)
Sepioni riconosce che molti medici sono ancora scettici, con scarsa conoscenza del fenomeno, tendendo a negarlo perche incompatibile con la loro cultura e con la visione del mondo dominante. Solo negli ultimi 30 anni sono comparsi testi e articoli sulle NDE in ambito medico e psicologico, e il numero dei casi documentati e aumentato parallelamente al miglioramento delle tecniche di rianimazione.
Questo scetticismo ha un costo. Non epistemico — lo scetticismo metodologico e sano. Ma umano: il paziente che torna da un'esperienza premorte e la racconta al medico o allo psicologo che la squalifica immediatamente porta a casa qualcosa di preciso. Porta a casa la conferma che cio che ha vissuto non e degno di stare nel discorso clinico. Che e folle, o confuso, o che ha semplicemente sognato.
Negli ultimi 10 anni circa 40.000 persone hanno dichiarato di aver vissuto esperienze premorte. Non sono casi rari. Sono pazienti che qualcuno incontrera in studio.
Cosa significa per noi, nella pratica
Non si tratta di abbracciare una posizione spiritualista, ne di convertirsi all'ipotesi della coscienza separata dal corpo. Si tratta di fare il lavoro clinico con onesta rispetto a quello che non sappiamo.
Conoscere il fenomeno prima di incontrarlo. Un paziente reduce da rianimazione puo raccontare un'esperienza premorte settimane o mesi dopo, quasi di nascosto, perche ha imparato che non e ben vista. Averla incontrata nella letteratura prima cambia la qualita dell'ascolto.
Non classificare in fretta. 'Allucinazione da ipossia' e un'ipotesi, non una diagnosi. La coerenza del fenomeno tra popolazioni diverse e la presenza di elementi verificabili da terze parti rendono la chiusura rapida scientificamente ingenua, non rigorosa.
Trattare l'integrazione come lavoro clinico reale. Il cambiamento di valori e la perdita della paura della morte che seguono un'NDE non si gestiscono con una rassicurazione. Richiedono tempo, contenimento, e spesso una revisione delle mappe esistenziali del paziente. E psicoterapia, non supporto.
Una soglia che la psicologia fatica ad abitare
Il lavoro di Sepioni fa parte di un filone di ricerca che esiste da decenni — Raymond Moody, Kenneth Ring, Pim van Lommel, e in Italia Enrico Facco — e che la psicologia mainstream ha tenuto ai margini piu per ragioni culturali che metodologiche.
La domanda che questo filone pone non e se l'aldila esiste. E piu precisa: cos'e la coscienza, e il cervello la produce o la media? E una domanda aperta, e dovrebbe rimanere aperta. Il problema e quando si chiude per decreto — quando lo scetticismo diventa postura identitaria e non strumento epistemico.
Ho avuto modo di lavorare con pazienti che hanno vissuto esperienze di confine negli anni passati della mia clinica, e ho imparato che quello che accade al bordo non si capisce stando al centro. Bisogna avvicinarsi alla soglia, e avere la pazienza di non sapere. E un tema che continuo ad approfondire, perche i dati che si accumulano non permettono piu di stare fermi.
Queste riflessioni sono in corso. Proseguiranno.



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