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Esperienze premorte, Near-Death Experiences: cosa dice davvero la ricerca

  • Immagine del redattore: Alessandro Lombardo
    Alessandro Lombardo
  • 5 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Ecco una piccola sintesi su un tema su cui circola molta confusione, tra riduzionismo e spiritualismo "ingenuo", le cosidette Esperienze di premorte o, NDE.


Premetto che pur occupandomi di approfondire tali argomenti dal punti di vista scientifico, mi tengo ben stretta l'esperienza spirituale e di grande impatto e cambiamento che questo tipo di esperienze ha su chi le ha attraversate. Questo perché ho avuto modo di interfacciarmi clinicamente con pazienti che hanno avuto questo tipo di esperienze.


Ascoltare dalle loro parole il significato di queste esperienze è di per se mistico. Come specificherò alla fine, da un pò di tempo sto raccogliendo testimonianze ed esperienze. Vorrei scriverci attorno a questo tema, e ciò che più mi interessa, sono le storie di queste persone. Ma proviamo ora a spiegare meglio di cosa parliamo.


Le NDE (Near-Death Experiences) sono esperienze psicologiche intense riferite da persone che si sono trovate in condizioni di pericolo di vita o di morte clinica (arresto cardiaco, traumi gravi, coma). Tipicamente includono sensazione di uscita dal corpo, visione di una luce, revisione della propria vita, incontro con figure significative, profonda pace o, in alcuni casi, vissuti angoscianti.


Sono un fenomeno epidemiologicamente reale e misurabile. Lo strumento standard è la Greyson NDE Scale (1983), 16 item, cut-off 7. Riguarda 4 dimensioni: cognitiva, affettiva, paranormale, trascendente.


I dati internazionali più solidi

  • Van Lommel et al. (Lancet, 2001): 18% dei sopravvissuti a arresto cardiaco riporta elementi NDE.

  • Greyson (2003): 10% nei pazienti con arresto cardiaco vs 1% in altri pazienti cardiaci.

  • Studi AWARE I e II (Parnia, 2014 e 2023): il 39% dei rianimati descrive una forma di consapevolezza durante l'incoscienza clinica.

  • Borjigin et al. (PNAS, 2023): surge di onde gamma nella giunzione temporo-parieto-occipitale nei minuti successivi alla rimozione del supporto vitale — la stessa area implicata in OBE e sogni vividi.


La ricerca italiana

Anche in Italia esiste un filone di ricerca serio, anche se meno noto:

  • Palmieri et al. (Padova, 2014): protocollo EEG + ipnosi — le memorie NDE non sono equivalenti a memorie immaginate, ma vengono codificate come memorie episodiche di eventi vissuti in uno stato di coscienza peculiare.

  • Cassol et al. (2018): validazione della versione italiana della Greyson NDE Scale su pazienti post-coma, in collaborazione con il Coma Science Group di Liegi.

  • Enrico Facco (Università di Padova): tra i principali studiosi italiani, autore di lavori che integrano neuroscienze e filosofia della mente.

  • Università di Padova: prima applicazione della Terror Management Theory allo studio delle NDE (gruppo Testoni).

  • Università Milano-Bicocca: studio in corso su personalità, memoria autobiografica e cambiamenti post-NDE.


In Italia non esiste un registro nazionale né dati epidemiologici sistematici, ma applicando le percentuali internazionali ai circa 60.000 arresti cardiaci/anno si stimano diverse centinaia di nuovi casi ogni anno, solo da questa causa.


Perché ci riguarda clinicamente

Chi ha vissuto una NDE spesso porta con sé:

  • difficoltà a integrare l'esperienza nella narrativa biografica;

  • timore di essere giudicato "matto" da familiari e medici;

  • cambiamenti profondi di valori, priorità, rapporto con la morte;

  • a volte sintomi PTSD-like, altre volte crescita post-traumatica.

Il rischio principale, come terapeuti, è duplice: patologizzarle d'ufficio o assecondarle acriticamente. La via più utile è accoglierle come esperienze fenomenologicamente reali per la persona, indipendentemente dalla loro interpretazione ontologica.

Il dibattito mente-cervello qui resta aperto anche dentro la comunità scientifica seria (Parnia, Greyson, Fenwick, gruppo di Liegi, e in Italia Facco e Palmieri). Non è materia da liquidare.


Una piccola ricerca in corso

Aggiungo che ho iniziato a fare una piccola ricerca personale (avendo avuto modo di lavorare con pazienti che hanno avuto questo tipo di esperienze): sto intervistando e dialogando con persone che hanno vissuto questo tipo di esperienze, con l'intenzione di raccoglierle e — nei tempi e nei modi appropriati — diffonderle e scriverci qualcosa.


Se altri sono interessati, o hanno qualcosa da raccontare rispetto a esperienze di questo tipo, possono contattarmi: mi farà piacere entrare in contatto con loro.


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2 commenti

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Ospite
5 giorni fa

Grazie Alessandro. Sono molto curiosa di conoscere quello che emergerà.


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Ospite
7 giorni fa
Valutazione 5 stelle su 5.

Complimenti per l'articolo. Sono interessato a conoscere com'è strutturata la ricerca personale alla quale si accenna per confrontarla con i miei dati. Inoltre, vorrei anche confrontare la Greyson NDE Scale (1983) tradotta in italiano per i pazienti post-come con quella che ho pubblicato con delle variazioni. Grazie e buon proseguimento di ricerca. Aureliano Pacciolla

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