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Quale terapia per il disturbo d'ansia sociale: 92 studi messi uno contro l'altro

  • Immagine del redattore: Alessandro Lombardo
    Alessandro Lombardo
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Il disturbo d'ansia sociale non è timidezza.

È una condizione che può disabilitare sul piano relazionale, lavorativo, affettivo, per anni — spesso senza che il paziente lo nomini come tale. Arriva in studio travestito da mille altre cose: procrastinazione, isolamento, underperformance, somatizzazioni.

Una ricerca di Sun et al., pubblicata su Journal of Affective Disorders nel febbraio 2025, ha provato a mettere ordine in un campo dove la pluralità di approcci ha prodotto più confusione che chiarezza. 92 studi, più di dieci protocolli di psicoterapia comparati contemporaneamente. Non uno contro uno — tutti contro tutti, in rete.

Cos'è una network meta-analisi (e perché cambia le risposte)

La network meta-analysis bayesiana non confronta A con B. Confronta A, B, C, D fino a N, anche quando non esistono studi diretti tra ogni coppia.

Lo fa inferendo attraverso la rete di comparazioni disponibili — è lo strumento più sofisticato che abbiamo per rispondere a "qual è il migliore tra molti trattamenti".

Sun e colleghi hanno incluso 92 studi (90 RCT), confrontando CBT individuale, terapia di esposizione, ristrutturazione cognitiva, psicoterapia psicodinamica, IPT, mindfulness e altri, anche nelle loro varianti online e face-to-face.

Quale psicoterapia funziona di più per l'ansia sociale

Il protocollo al primo posto è la CBT basata sul modello di Clark & Wells (SMD = 1.42, 95% CrI: 1.14–1.70).

Non è una sorpresa — ma vederlo confrontato direttamente con tutti gli altri ne consolida il primato in modo difficilmente contestabile.

Al secondo posto, la CBT via internet con guida umana (SMD = 1.15). Non lontano dal face-to-face, e questo ha implicazioni per l'accessibilità che vanno lette con cautela: non è una legittimazione della terapia online generica, ma un dato sulla specificità del protocollo.

Il dato che trovo più interessante è il terzo: la psicoterapia psicodinamica, con SMD = 0.98. È il trattamento non-CBT più efficace nella rete. Il gap con la CBT esiste, ma non è abissale.

Online vs. face-to-face, guidato vs. non guidato

Due risultati trasversali meritano attenzione.

I trattamenti guidati (con contatto umano, anche minimo) superano quelli non guidati in modo consistente. Questo ridimensiona il valore delle app di self-help per l'ansia sociale.

Ho scritto qualcosa di simile a proposito di Kai, il chatbot che ha "battuto" la terapia di gruppo in uno studio Yale: il fatto che funzioni non dice tutto su cosa stiamo facendo quando lo usiamo.

I trattamenti via internet con guida umana sono comparabili al face-to-face per i protocolli CBT più strutturati. La modalità di erogazione conta meno del protocollo in sé.

Cosa significa per noi, nella pratica

  • Il modello Clark & Wells è ormai un requisito di competenza. Non significa trattare ogni paziente con quel protocollo. Significa conoscerne la logica — la centratura sull'attenzione autocentrata, le immagini negative di sé, le previsioni di catastrofe post-evento — per capire cosa si sta facendo diversamente, e perché.

  • La psicodinamica ha ancora un posto. Per i pazienti che portano un'ansia sociale radicata in una storia relazionale complessa, i dati non dicono "meglio niente". Dicono che funziona. Non come prima scelta nei casi gravi — ma come strumento reale.

  • La modalità di erogazione è meno rilevante del protocollo. Il problema del "terapia online sì o no" è spesso mal posto. La variabile che conta non è il medium: è il protocollo, è la guida umana, è la struttura del trattamento.

  • La diagnosi dimensionale aiuta il triage. Se non conosci HiTOP e come organizza gli spettri di internalizzazione, è difficile capire dove l'ansia sociale finisce e dove inizia qualcos'altro. Il triage precede la scelta del protocollo.

Una domanda che mi porto dietro

La psicoterapia per l'ansia sociale ha risposte abbastanza chiare.

Il problema, che questo studio non risolve, è che la maggior parte dei professionisti in Italia non è formata sui protocolli che funzionano meglio.

Mi chiedo quante persone con ansia sociale intensa vengono prese in carico con un approccio generico — non per scelta clinica deliberata, ma per gap formativo.

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